Il farmaco che sconfigge le infiammazioni e può prevenire infarto e ictus

La ricerca, fortunatamente, sta facendo passi da gigante e canakinumab ne è la prova.

Secondo lo studio CANTOS, esposto durante il Congresso della Società Europea di Cardiologia e successivamente pubblicato sul NEJM, questo anticorpo monoclonale anti interleuchina 1β, oltre ad essere utilizzato nel trattamento di malattie infiammatorie autoimmuni, sarebbe in grado di ridurre il rischio di infarto e anche rallentare lo sviluppo del tumore del polmone.

Questa azione positiva multipla sarebbe da imputare alla riduzione dell’infiammazione.

Scrive Elisa Manacorda su Repubblica:

“Lo studio guidato da Ridker parte dalla considerazione per cui circa la metà degli infarti si verifica in persone che non hanno livelli di colesterolo eccessivamente alti. Non solo: quasi un quarto dei pazienti che hanno avuto un infarto e che sono in cura con le statine, i farmaci utilizzati per tenere a bada il colesterolo, ne subiscono un secondo nell’arco di cinque anni. Questo significa che il colesterolo non può essere ritenuto il solo responsabile dell’evento cardiovascolare. E che probabilmente parte delle ragioni vanno cercate in una condizione di infiammazione. Da tempo si sa infatti che l’infiammazione gioca un ruolo importante nell’insorgenza di infarto e ictus: i pazienti che presentano elevati livelli di biomarker dell’infiammazione, come la proteina C-reattiva ad alta sensibilità, hanno un maggior rischio vascolare. E tuttavia non era affatto chiaro se l’inibizione diretta dell’infiammazione potesse portare benefici in termini di riduzione del rischio cardiovascolare, in pazienti che hanno già avuto un infarto. ”

E ancora:

“Lo studio CANTOS era destinato a rispondere proprio a questo interrogativo:“Per la prima volta ha commentato oggi Ridker – siamo stati in grado di dimostrare che abbassare l’infiammazione riduce il rischio cardiovascolare”. Il che, ha continuato il cardiologo, apre nuove strade alla terapia, soprattutto in alcune popolazioni di pazienti particolarmente a rischio.
I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital hanno dunque verificato l’attività del canakinumab, che inibendo l’interleuchina 1β ha un effetto antinfiammatorio, su oltre diecimila pazienti che avevano avuto un infarto, e che mostravano elevati livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (dunque in una condizione di infiammazione). Oltre alla terapia standard a base di statine per ridurre il colesterolo, i pazienti erano stati randomizzati in tre gruppi per ricevere un’iniezione trimestrale di 50, 150 o 300 milligrammi di canakinumab, o un placebo, per poi essere seguiti per quattro anni.”

Ma non solo. Il canakinumab sarebbe anche in grado di combattere i tumori, in particolare quello al polmone:

“Dopo quattro anni di follow up, i risultati preliminari sembrano essere andati ben oltre l’obiettivo di ricerca iniziale: il canakinumab infatti ha mostrato una intensa attività anticancro, riducendo in modo sensibile l’incidenza e le morti per tumore, quello ai polmoni in particolare. Un effetto questo – come si dice – dose dipendente: maggiore la dose, migliori i risultati. “Abbiamo verificato che in pazienti ad alto rischio una molecola che agisce sull’infiammazione ma non sui livelli di colesterolo è in grado di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi – ha detto Ridker – aprendo la porta ad una nuova era della prevenzione in cardiologia”: dopo aver compreso l’importanza delle sane abitudini di vita, e aver implementato l’uso di farmaci anticolesterolo come le statine, ora si apre un nuovo capitolo, quello che riguarda il ruolo dell’infiammazione. E sebbene questi dati debbano essere validati da altri studi, le premesse sono – come dice Ridker – entusiasmanti. ”

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