I livelli di omega-3 nel salmone d’allevamento sono dimezzati in 5 anni

Il salmone d’allevamento rimane sempre una delle migliori fonti di omega-3, ma secondo uno studio i livelli di questi oli benefici in esso contenuti sono dimezzati in 5 anni.

Perciò se in precedenza era sufficiente mangiare una porzione di 130g a settimana per assicurarsi la dose settimanale raccomandata di 3,5g di omega-3, ora è necessario raddoppiare.

Lo rivela uno studio della Stirling University condotto dal professor Douglas Tocher, che in un’intervista alla BBC ha consigliato ai consumatori di continuare a mangiare salmone allevato, in quanto è ricco di omega-3 e “tutti gli altri pesci hanno livelli più bassi del salmone dell’Atlantico (quello che arriva anche sulle nostre tavole, ndr), incluso il salmone selvaggio”.

I livelli di omega-3 nel salmone aumentano all’aumentare di pesci grassi come le sardine. Negli ultimi anni si sono date in pasto ai salmoni d’allevamento meno sardine e, di conseguenza, i livelli di omega-3 sono precipitati.

Possiamo fare a meno del salmone d’allevamento?

Delle scarse condizioni igieniche degli allevamenti intensivi di salmone vi avevamo parlato in un altro articolo: questi poveri pesci “nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti”. Un reportage di qualche giorno fa di National Geopgrahic ci fa sapere poi che “per combattere i parassiti che si sviluppano nelle affollate gabbie, si gettano in mare sostanze chimiche molto inquinanti che si disperdono nelle acque”. Un danno enorme per i nostri mari.

E poi c’è la questione salute. Buona parte dei consumatori mangia salmone affumicato, e non fresco. Ma, come spiega National Geographic, neanche l’affumicatura in sé è esente da rischi: “Nell’ottobre del 2015 fece molto scalpore lo studio dello Iarc che classificò le carni rosse lavorate come “cancerogene”. E tra le diverse lavorazioni, nel mirino finì anche l’affumicatura. La carne non è il pesce, certo, ma qualche punto in comune c’è: ‘L’affumicatura provoca la formazione di alcune sostanze potenzialmente cancerogene come gli Ipa, gli acidi alifatici e l’acido formico. Sono il prodotto della combustione e possono trasferirsi sugli alimenti – spiega la ricercatrice del Crea – tuttavia bisogna essere molto cauti nell’accostare i rischi della carne rossa lavorata al pesce. Nelle conclusioni dello Iarc, infatti, un certo peso ce l’ha avuto anche la composizione chicima della carne, che è molto diversa rispetto al pesce’.”

Come sostituire il salmone d’allevamento?

Per fortuna ci sono valide alternative al salmone d’allevamento, sia pescariane che vegetali. Potete assumere omega-3 mangiando: spinaci, cavolo, tofu, noci, mandorle e alcuni tipi di uova.

E non dimenticate semi e olio di lino: hanno proprietà meravigliose.

Se vi piace il pesce mangiate sardine, sgombri e trote. E il salmone… Sempre meglio quello selvaggio.

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